domenica 21 agosto 2011

ALONE IN THE DARK (italian)

ALONE IN THE DARK
un esperimento performativo
di Francesca Fini

"Alone in the dark" è un esperimento con cui intraprendo una piccola indagine personale sul senso della performance art oggi. Più di ogni altra forma di linguaggio artistico, la performance art, nella sua fluidità, viene chiamata a interpretare la realtà contemporanea. Sono il gesto e l'azione che avvengono nell'immediatezza, slegati da qualsiasi intenzione rappresentativa e mimetica e ricchi invece di una potenza generativa imprescindibile e imprevedibile, che riescono davvero ad incastrarsi nel magma antropologico e culturale che stiamo vivendo.
Mi sono chiesta che senso abbia oggi l'Arte in generale e la Performance Art in particolare, quando la notizia dell'uccisione del nemico numero uno del mondo, diffusa attraverso la rete con il suo corollario di fakes fotografici e mitologie complottiste, si trasforma in una sorta di performance planetaria più significativa di qualsiasi azione artistica che intenda proporre una lettura della realtà contemporanea. Molta Arte performativa ha giocato il suo gioco in questo spazio di confine tra reale e virtuale, simulando le dinamiche dell'informazione/disinformazione che è un virus che si diffonde, nutrendosi della rapacità consumistica globalizzata, mutando geneticamente, insinuandosi nelle menti e confondendole. Un processo di spersonalizzazione e alienazione del rapporto con l'altro che racconta in tutta la sua disarmante insensatezza il nostro Tempo.

L'Arte, oggi più che mai, deve tornare ad essere "onesta". Deve agire con autenticità e attivamente nei microcosmi, creando un rapporto diretto e intimo con le persone, un rapporto veramente peer-to-peer.  Un attivismo estetico che diventa urgenza.

Il progetto "Alone in the dark" avviene in Rete attraverso incursioni situazioniste nelle videochat, nei social networks, nelle web radio e nei network di streaming video. L'idea è quella dell'interferenza, del cortocircuito culturale, dell'hacking emozionale. Lo scopo è catturare un pubblico molto diverso da quello tradizionale di musei e gallerie, quello che "viene a vederti" e che nel migliore dei casi cercherà di capire quello a cui sta assistendo, ma sempre al caldo del suo ruolo di spettatore giudicante, nella bolla protettiva della sua sediolina.

"Alone in the dark" # 1 (il rito)


Nella prima sessione del progetto ho invitato otto amici artisti nel mio laboratorio romano. Il laboratorio è stato costruito da me e dal mio partner in una stanza speciale della mia casa, ed è un cubo tutto nero perfettamente allestito per performare e per registrare in video l'azione. Gli artisti che hanno risposto a questa mia misteriosa convocazione non sapevano nulla del progetto e non avrebbero mai immaginato che gli avrei chiesto di performare davanti ad una webcam collegata con la videochat più controversa del mondo, Chat-roulette.

Il tutto è avvenuto un uggioso pomeriggio di agosto, mentre il sole scioglieva i pensieri nella mente e lasciava il posto all'azione. E così la successione delle performance ha assunto spontaneamente il ritmo di un rituale. Stranamente, ma neanche tanto, tutte le performance erano accomunate dal tema della violenza (violenza autoinflitta, violenza sociale, violenza tra i sessi, violenza del gruppo sul singolo).

A questa prima sessione hanno partecipato:
Inanna Trillis, Nausicaa Martino, Graziella Salerno, Maurizio Crocco, Nicola Antonelli, Antioche Tambre Tambre.

guarda il video della sessione # 1


Su Chat-roulette la comunicazione tra utenti avviene uno a uno ed è assolutamente casuale. Non scegli mai con chi videochattare, è il sistema che pesca casualmente dal mucchio il tuo partner di chat, quando ti colleghi in perfetto anonimato. Nessuno ti chiede nome e cognome, non devi registrarti e non hai bisogno di nessun nickname. Entri in chat e immediatamente sul tuo schermo compare il volto di un perfetto sconosciuto. A quel punto puoi decidere se videochattare con lui. In qualsiasi momento puoi troncare la comunicazione cliccando il pulsante "next" e passare al prossimo utente. Il pubblico di chatroulette è un animale del nostro tempo frenetico e vorace, impegnato in uno zapping furioso in cui si consumano la ricerca di senso, di amore, di contatto, di empatia, di sesso.

ll primo performer entra in scena. Un timer regolato su 15 minuti pone un limite ideale di tempo all'azione, per offrirgli una via di fuga.
La webcam viene collegata alla rete e compare sullo schermo il primo ospite sconosciuto. Non sa nulla di quello che lo aspetta. Ma arriva a te nella sua verità, pronto a frizionare il suo cervello contro il tuo senza filtri, a riversarti addosso la sua anima, a condividere in taluni casi la sua disperata solitudine, la scintilla di una confessione, la vertigine della masturbazione.
La sfida è farlo assistere alla performance e tenerlo incollato allo schermo fino alla fine.
Il progetto si traduce quindi in un'indagine sul senso dei ruoli (il performer e lo spettatore) e si basa su un'interattività autentica, che è possibile solamente nel concreto scambio umano uno-a-uno. Il performer sta agendo solo per uno spettatore, recuperando il senso profondo della performance art che esiste nell'immediatezza del gesto a prescindere dalla presenza di un pubblico. Il suo interlocutore è capitato lì per caso, privo di pregiudizi e aspettative rispetto a quello che sta guardando. Rimarrà collegato oppure no, interagirà con te oppure no, comprenderà oppure no. In più di un caso l'ospite sconosciuto è rimasto agganciato fino alla fine e ha usato la chat testuale per fare delle domande. Gli altri performer davanti al computer gli hanno risposto.
L'indagine ha riguardato tanto lo spettatore quando il performer, che ha affrontato una situazione anomala e dai risvolti imprevedibili, perché l'ospite sconosciuto non ha mai assunto il ruolo rassicurante dello spettatore, inchiodato alla sedia e alle convenzioni sociali.
"Alone in the dark" è "guerrilla semiotica", è un cortocircuito culturale che mette a confronto il performer con l'altro per antonomasia, il vorace consumatore delle emozioni in rete che viaggia verso l'autodistruzione, nella vertigine dell'appuntamento al buio.

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